Dal 12 agosto 2026 anche le capsule di caffè potranno essere trattate come rifiuti da imballaggio e dovranno essere conferite correttamente nella raccolta differenziata, nell’ottica di regole condivise che favoriranno le filiere di riciclo.
Una disposizione che verrà attuata pian piano in tutta l’Unione europea grazie all’entrata in vigore del Regolamento Ue 2025/40, noto come Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR). L’obiettivo è quello di orientare il sistema europeo verso un’economia più circolare e sostenibile.
Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio è stato introdotto dalla Commissione europea come uno dei pilastri per ridurre la montagna crescente di rifiuti generati dagli imballaggi e spingere l’Europa verso un’economia più circolare, con regole comuni e meno frammentazione tra paesi. La normativa comunitaria è entrata in vigore nel febbraio 2025 e diventerà applicabile dal 12 agosto 2026. Di conseguenza anche le capsule monodose di caffè rientrano a pieno titolo tra gli imballaggi. L’obiettivo è ridurre sempre di più il conferimento nell’indifferenziato e indirizzarle verso filiere di raccolta e riciclo più efficaci, secondo regole via via più uniformi.
Una grande novità dietro un gesto apparentemente piccolo più ampia, perché dentro le capsule che utilizziamo ogni giorno non c’è solo il residuo del caffè, ma un modello di consumo che negli ultimi anni è cresciuto in modo vertiginoso, trascinandosi dietro un problema strutturale: le capsule sono indubbiamente molto pratiche, ma composte da materiali diversi che vanno quindi differenziati.
Tra gli obiettivi della normativa, c’è anche la riduzione dei rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030 e del 15% entro il 2040. Simona Fontana, direttrice generale di Conai, il consorzio nazionale imballaggi, ha spiegato a “Il Sole 24Ore” che “Sono già in corso attività con consorzi per sostenere il cambiamento. Si punta a una progettazione più sostenibile, a un’innovazione degli impianti e a una raccolta più efficiente. L’impatto coinvolgerà l’intera filiera: per le capsule in alluminio sono già partite sperimentazioni in alcune zone d’Italia, mentre quelle in bioplastica compostabile (circa un quinto del mercato) possono essere conferite nell’umido grazie ai progetti di biorepack. Il problema principale resta la plastica multimateriale, più difficile da separare: Corepla sta studiando soluzioni per ridurre gli scarti”
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