Caffè Borbone nei primi 9 mesi dell’anno registra ricavi in crescita dell’11% (circa 271 milioni di euro) e si attesta leader in Italia nel monoporzionato (con la cialda come prodotto di punta), ma il margine operativo lordo è in calo del 34% (a 33,5 milioni)
L’azienda partenopea è riuscita ad ammortizzare solo in parte gli aumenti della materia prima, mentre i corsi internazionali continuano ad essere influenzati dalla speculazione finanziaria e non dalla produzione agricola. Nei primi 9 mesi dell’anno, infatti, il prezzo medio del Robusta si è attestato a 4.658 dollari/tonnellata, rispetto a 3.905 del settembre 2024. Sui risultati incidono quindi i maggiori costi sostenuti per l’acquisto della materia prima: 43,7 milioni, per buona parte compensati dalle politiche di prezzo adottate dalla società.
I risultati dei primi nove mesi dell’anno consolidano la leadership di Caffè Borbone, prima marca per volumi di vendita in Italia nel monoporzionato, mentre nei diversi canali commerciali, “prosegue il buon andamento della distribuzione moderna. Si segnala inoltre l’ottima performance dell’estero, frutto del buon andamento sia del canale tradizionale e di Amazon, sia della filiale americana”.
La posizione finanziaria netta al 30 settembre è negativa per 66,9 milioni.
Nel 2024 le vendite totali di caffè nella GDO italiana hanno raggiunto 2,1 miliardi, +12,6% ma con volumi in contrazione del 3,7%.
Dal 2018 Caffè Borbone fa parte del gruppo Italmobiliare, che detiene il 60% del capitale; il restante 40% è in portafoglio al fondatore Massimo Renda. In occasione del Capital market day, la holding di investimento quotata a Piazza Affari, che fa capo alla famiglia Pesenti, ha detto che non cederà la partecipazione e, anzi, si concentrerà sulla crescita di Caffè Borbone. Il focus è puntato sullo sviluppo all’estero e sul recupero dei margini.
