Secondo il ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente del Vietnam, nel solo mese di gennaio 2026 le imprese del Paese asiatico hanno esportato 180.000 tonnellate di caffè per un valore complessivo di 981 milioni di dollari. Il dato evidenzia un incremento significativo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: +25,5% in volume e +26,6% in valore. Si stima un aumento del 38% su base annua.
Il prezzo medio all’esportazione si attesta intorno ai 5.450 dollari per tonnellata, in lieve aumento, mentre sul mercato interno il caffè verde viene venduto tra 3,85 e 3,89 dollari al chilogrammo. Numeri che confermano il ruolo strategico del Vietnam nel commercio globale della materia prima.
L’aumento delle quotazioni internazionali ha avuto ricadute dirette sul prezzo al consumo. In molte città europee una tazzina al bar ha già superato 1,50 euro e potrebbe raggiungere i 2 euro entro la fine del 2026, riflettendo l’andamento del mercato internazionale e le tensioni sulle filiere.
A fine gennaio il caffè si conferma secondo prodotto agricolo vietnamita per valore di esportazione, preceduto solo da legno e prodotti derivati. Germania, Italia e Spagna rappresentano i tre principali mercati di sbocco, coprendo nel 2025 quasi il 30% del totale export, con un valore raddoppiato rispetto al 2024. Per il mercato globale del caffè, questi dati rafforzano il ruolo del Vietnam come fornitore di primo piano. L’incremento dei ricavi, leggermente superiore alla crescita dei volumi, segnala anche l’impatto dei prezzi medi più elevati, con possibili riflessi sulle catene di approvvigionamento e sui margini lungo la filiera.
